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Moltiplicazione per innesto
Generalmente si ricorre all'acquisto di portinnesti pronti per essere messi a dimora, largamente disponibili presso le industrie vivaistiche. Ma non pochi sono i cedricoltori che disponendo anche di coltivazioni di altre specie di agrumi, preferiscono preparare direttamente i loro portinnesti. Il portinnesto più diffuso è l'arancio amaro o melangolo, ma il continuo diffondersi di malattie, ha impegnato i ricercatori di molti paesi nella sperimentazione di nuovi portinnesti.
Nella produzione del portinnesti la prima fase consiste nella realizzazione del semenzaio che può essere realizzato in cassoni o in piena terra. I semi dell'arancio amaro da affidare al terreno dovranno provenire da frutti di piante vigorose e sane, esenti da attacchi parassitari. L'epoca adatta alla raccolta dei frutti è quella che va da gennaio a marzo. Tagliati i frutti a metà si estrarranno i semi i quali saranno sottoposti ad un accurato lavaggio, successivamente verranno posti ad asciugare distendendoli su un canapaccio, in un luogo ombroso ed arieggiato. Tra il marzo e l'aprile si effettuano le semine, provvedendo ad interrare il seme a 2-3 cm di profondità. I semenzai dovranno essere protetti dagli eccessi di freddo e di calore. Un primo diradamento potrà essere operato in estate asportando le piantine più sviluppate e meglio formate che abbiano messo le prime quattro foglie. Accuratamente estratte con tutta la zolletta di terra aderente alle radici le piantine, verranno trapiantate su un terreno preparato in precedenza, a distanza di 8-12 cm l'una dall'altra e quindi irrigate. Alla prossima primavera le piantine saranno pronte per l'innesto e la messa a dimora. Quando le altre piantine, quelle rimaste in semenzaio avranno raggiunto un certo sviluppo si procederà ad un altro diradamento, sia per trapiantare i soggetti di portinnesti a sviluppo promettente, sia per eliminare le piantine male sviluppate. Le piantine di un anno, avendo avendo raggiunto l'altezza di 25-30 cm, di solito sono pronte per essere trapiantate in vivaio.
Nel marzo-aprile dell'anno successivo le piantine verranno trasferite dal semenzaio al vivaio. L'operazione di trapianto dovrà essere eseguita, con ogni cura, con tempo nuvoloso, o comunque nelle prime ore del mattino o della sera. Nel corso dell'anno, bisognerà provvedere a fornire al vivaio tutte le pratiche di coltivazione che si rendessero necessarie per difendere le piantine da siccità, da erbe infestanti, da eccessi di calore e di freddo.
L'innesto a cui si ricorre è quello ad occhio o a scudo, che in Calabria viene detto anche innesto a pezza. Ai portinnesti, si destinano piantine di melangolo di due-tre anni, il cui diametro abbia superato il centimetro. A soggetti, o nesti, si destinano le gemme contenute entro gli scudetti provenienti da rami sani, ben sviluppati, di almeno due anni, di piante di cedro. L'innesto ad occhio, di solito, si pratica nel periodo primaverile, da marzo a maggio, in pieno stadio di circolazione linfatica della pianta, il che permette un pronto sviluppo della gemma, che pertanto viene detta vegetante. L'innesto non dovrà essere eseguito nella stagione estiva, ma potrà essere ripreso in autunno verso i primi di settembre, inserendo nel portinnesti una gemma destinata a svilupparsi nella primavera successiva definita dormiente. L'innesto vegetante viene effettuato sul portinnesti ridotto al solo asse centrale, previa eliminazione delle cacciate laterali, praticando un'incisione a T diritto, sulla corteccia, all'altezza di 30-35 cm dal suolo. A questo punto si pratica un incisione circolare della corteccia alla gemma del ramo destinato a fornire i nesti, ricavandone così lo scudetto, a forma di cuneo. Ottenuto così lo scudo, sollevando i lembi laterali della corteccia incisa sul portinnesti, si inserisce lo scudetto e si riportano i lembi dell'incisione verso la posizione di chiusura, in modo da coprire la corteccia della gemma. Entro una decina di giorni, l'attecchimento sarà un fatto compiuto, mentre bisognerà attendere più a lungo la perfetta cicatrizzazione dell'innesto. Una volta constatata la riuscita dell'innesto, si capitozzerà il soggetto al di sopra del punto dell'innesto, con un taglio perfettamente liscio ed obliquo.
All'innesto a gemma dormiente si ricorre sempre meno, in tutti i casi quando il getto della pianta innestata avrà raggiunto la lunghezza di 30-35 cm, si provvederà ad assicurarlo ad un valido tutore a mezzo di una legatura con rafia. Si ricorre all'innesto a corona, a due tre marze, quando per motivi diversi si decide di rinnovare la pianta, il cui tronco offra sufficienti garanzie di vigore e di sanità fisiologiche per disimpegnare le funzioni di portinnesti. Una volta capitozzato il fusto, a circa 60 cm dal suolo, si inseriscono due o tre marze a penna, tra la corteccia ed il legno, facendo in modo che le zone generatrici del cambio siano a stretto contatto. Successivamente si procede ad un'accurata legatura dell'innesto con la rafia e si coprono tutte le ferite del tronco e delle marze con mastice a freddo per preservarle dall'azione disseccante dell'aria.



